L’equilibrio è nelle orecchie

 


“Ho bisogno di silenzio!” Quante volte lo abbiamo gridato in una giornata caotica… Momenti in cui il silenzio ci manca come l’ossigeno ai polmoni e ci sembra la cura più efficace contro tensione e stress. Eppure, se la sola prospettiva di una spazio muto puo’ farci sentir meglio in quei frangenti, nel silenzio assoluto non resisteremmo per più di pochi secondi. Accade nelle camere anecoiche (cioè “senza eco”): ne esistono diverse nel mondo, utilizzate dalle aziende a scopi sperimentali. Stanze totalmente insonorizzate: più di una sala d’incisione o di una cabina di doppiaggio (se siete entrati in uno di questi luoghi avrete avvertito subito una straniante sensazione di peso nelle orecchie). Qui il 99,99% dei rumori sono eliminati: vari strati di pannelli fonoassorbenti e tecnologie all’avanguardia divorano i suoni e ne annullano la riflessione sulle pareti. Chiusa la porta si diventa l’unico “rumore”: il cuore pompa, le articolazioni scricchiolano, i liquidi gorgogliano. Il vero e proprio “silenzio assordante” dal quale, nella maggioranza dei casi, si scappa in preda a claustrofobia, nausea, panico, allucinazioni uditive. Che silenzio è allora quello che invochiamo? Non il silenzio assoluto, ma relativo: il silenzio curante.

(Alessandro D’Avenia, Vicinanza e lontananza, in “Corriere della Sera”, 22 ottobre 2018)