Corpo e reincarnazione nell’induismo

 


Nell’induismo ogni individuo è soggetto a un ciclo di nascita, azione, morte, rinascita, chiamato samsara. L’anima dell’individuo entra in un nuovo corpo materiale, abbandonando il vecchio come una persona si mette dei vestiti nuovi e si libera dei vestiti vecchi e strappati. 

La rinascita in un nuovo corpo è per l’anima semplicemente una nuova fase, proprio nello stesso modo in cui prima ha attraversato le fasi dell’infanzia, giovinezza, età adulta e vecchiaia del corpo precedente. Il samsara dà un piacere passeggero, che conduce le persone a desiderare la rinascita, per assaporare i piaceri del corpo mortale.

È pero’ solo l’uscita dal samsara che assicura la pace e la felicità eterne, ovvero l’unione con l’anima universale, che puo’ essere chiamata Vishnu o Shiva. A ogni modo, l’essenza dell’anima, il sé o atman, non muore quando muore il corpo, perché è eterna e immutabile. In realtà, l’anima dell’individuo è, nella sua essenza, già unita all’anima universale. Il fatto che l’individuo non sia consapevole di cio’ è solo dovuto a una temporanea illusione, che è la causa del samsara. La morte è dunque solo un momento di passaggio tra questa vita e una vita successiva oppure tra questa vita e l’unione con l’anima universale. 


Bruno Lo Turco, docente di Religioni e filosofia dell’India in Induismo: bisogni spirituali prima e dopo la morte



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