L’ebreo Gesù di Nazaret

 

«Chi incontra Gesù Cristo, incontra l’ebraismo» (Benedetto XVI in occasione della visita alla Sinagoga di Colonia, 19 agosto 2005)


Nell’anno scolastico 1899-1900 il famoso teologo protestante Adolf von Harnack tenne all’università di Berlino un corso su L’essenza del cristianesimo. Da quelle lezioni, molto seguite, nacque un libro che ebbe uno straordinario successo: era il tentativo di staccare il cristianesimo da qualsiasi radice ebraica. Per il prof. von Harnack il messaggio originario di Gesù non aveva nulla a che fare con il giudaismo del tempo anzi si opponeva radicalmente soprattutto ad alcuni movimenti.

Contro questa tesi, che veniva da una delle figure più influenti della cultura tedesca dell’epoca e qualche decennio prima della nascita del nazismo, non si levò nessuna voce. Solo un giovane studioso ebreo di provincia osò opporsi pubblicamente al prof. von Harnack, prima con una recensione impietosa del libro e poi con il proprio volume, intitolato polemicamente L’essenza dell’ebraismo, e che smontava, punto per punto, il teorema del pensatore protestante. Il giovane rabbino Leo Baeck riaffermava l’origine ebraica del cristianesimo, rivendicando orgogliosamente, nella secolare tradizione dei maestri ebrei, il ruolo di Gesù, vissuto e morto senza mai rinnegare il proprio giudaismo.

Con questa appassionata risposta  von Harnack, Baeck si conquistò un posto di primo piano sulla scena intellettuale del ‘900 e con l’evento del nazismo si adoperò in tutti i modi per sostenere l’identità e la cultura giudaica. Proprio ne 1938, alle soglie della tragedia finale, pubblicò Il Vangelo: un documento ebraico. In una delle ore più buie della storia ebraica, Baeck voleva ribadire il legame indissolubile della società occidentale con il giudaismo, e richiamare i cristiani alle proprie responsabilità.

Il rabbino Baeck ammirava Gesù ma rifiutò ogni proposta di conversione al cristianesimo. Sosteneva che bisognava liberare il Vangelo dalle incrostazioni dei secoli successivi, da quella vena antigiudaica che condizionava la corretta interpretazione delle origini del cristianesimo. Con estrema dignità il rabbino Leo Baeck affrontò l’esperienza del campo di concentramento, a cui riuscì a sopravvivere. Purtroppo nel 1938 quasi nessuno, in Germania o altrove, ebbe il coraggio di rispondere al suo accorato appello.


IL RABBINO GESù

«Il rabbi Joshua Ha nozrì, Gesù di Nazaret, può essere a distanza di duemila anni, accostato, onorato, amato dagli ebrei con libertà di giudizio, nelle sue espressioni e nei suoi atti, e senza nascondere i contrasti che ha avuto con ambienti del suo popolo, mentre molti dei connazionali che lo conobbero formarono la sua prima comunità. In molti oggi, tra gli ebrei e i cristiani, hanno compreso che c’è solo da imparare da questa rilettura fatta senza pregiudizi».

(Prof. B. Di Porto, intervento al «Laboratorio sulla differenza», Cittadella, Assisi, 22-27 agosto 2000)

 

tratto da S. Bocchini, 175 schede tematiche per l’insegnamento della religione nella scuola superiore, EDB, Bologna 2010, pag. 279